Cattedrale e deserto

 

dopo le cinque

Per non perdere quel poco di forma fisica che i circa 500 chilometri percorsi finora mi hanno permesso di recuperare, oggi ho deciso di salire i 235 scalini del campanile della cattedrale di Worcester, bella città appollaiata (e appisolata) sulle rive sinuose del fiume Severn, nella regione delle West Midlands, grosso modo al centro dell’Inghilterra.

Cattedrale lato fiume

Cattedrale lato fiume

Non esiste contrasto maggiore di quello che c’è fra una passeggiata in bicicletta nella campagna inglese e infilarsi su per una scala a chiocciola ripidissima, lungo un budello di pietra in cui si passa uno alla volta, aggrappati ad uno scorrimano reso appiccicoso da generazioni di scalatori impacciati e sudaticci.

 

Scala a chiocciola con scarpa

Scala a chiocciola con scarpa

Il bello è che per avere il privilegio di affrontare la salita ho pure dovuto pagare 4 sterline ad una signora magrissima, di età non lontana da quella della cattedrale, che annotava su un registro il nome di ogni visitatore, l’ora di entrata nella torre e l’ora di uscita. Essendo lei sorda come tutte e 15 le campane della chiesa messe assieme e volendosi ostinare per di più a scrivere i nomi in bella calligrafia piena di svolazzi, questa registrazione anagrafica completamente inutile prende almeno un minuto per persona. Così, chi è in fila ad aspettare il proprio turno capisce l’antifona, strizza l’occhio al vicino e si adegua.

Cattedrale con vista

Cattedrale con vista

Quando, tra 2.000 anni, un archeologo disseppellirà gli archivi della cattedrale di Wells arriverà alla strabiliante conclusione che metà degli inglesi maschi del 21.o secolo si chiamavano Joe e l’altra meta aveva nomi di tre lettere, quattro al massimo. Tra le donne, netta prevalenza di Bo e Jo.
La scena si ripete, paradossale, all’uscita dalla torre, con l’aggravante che chi non si ricorda del nome breve ma fasullo dato all’entrata, punta il dito a casaccio sul registro e dice: “Sono quello lì”.
Se avessi dato il mio nome vero, straniero e pieno di vocali, la trascrizione sarebbe durata quanto una gravidanza: per la cronaca, mi sono spacciato per Sid (Sex Pistols oblige).

 

Fotografia aerea

Fotografia aerea

Nonostante gli intoppi “burocratici” e un po’ di claustrofobia, alla fine la visita è valsa la pena, perché ho potuto ammirare il meccanismo dell’orologio, che batte le ore esattamente come Big Ben a Londra, la sala dove si tengono i corsi per campanari (con tanto di simulatore computerizzato per non rompere i timpani agli abitanti) e una bella vista panoramica della città, del fiume e della verdissima campagna circostante.

Aggiungo solo che la cattedrale risale al ‘200, è bellissima, ben tenuta e maestosa, con il suo chiostro interno, la sala capitolare, le immense vetrate policrome e una cripta piena di reperti a metà fra l’archeologia e la devozione delle reliquie. Il coro della cattedrale che si esercitava intonando salmi ha reso l’esperienza ancor più suggestiva.

Fragile !

Fragile !

Per un turista di passaggio e distratto come me, la cattedrale, con il suo parco che digrada verso il fiume sotto lo sguardo corrucciato della statua del musicista Edward Elgar,è sicuramente il pezzo forte di questa città, i cui importanti trascorsi storici sono testimoniati anche da un discreto numero di meravigliose case dell’epoca Tudor, coperte di intonaco bianco e con le travi di legno a vista, nere.

Villetta

Villetta bifamiliare

Non mi stancherò mai di ripetere che i ritmi di una città come questa sono totalmente diversi da quelli della capitale. Qui non siamo a Londra, qui si vive con un passo totalmente diverso, molto più lento. Torna ad avere un senso la tradizionale espressione “nine to five”, cioè si comincia a lavorare alle nove di mattina e alle cinque si chiude, negozi, impiegati o operai non importa. Il rovescio della medaglia è che mentre nelle metropoli la vita pulsa a tutte le ore, qui la strada principale, la “high street”, alle cinque del pomeriggio chiude le saracinesche e si trasforma in una specie di deserto dei tartari, con poche persone che mi sfilano davanti a passi frettolosi, mentre scrivo e bevo un cappuccino (ebbene sì, un cappuccino di pomeriggio!) di fronte all’unico locale ancora aperto a quest’ora.
È l’ora in cui si va a casa o, più probabilmente, al pub per chiudere la giornata di lavoro e aprire quella della socializzazione davanti a qualche pinta di birra, preferibilmente scura e servita a temperatura ambiente.

Organi caldi

Organi caldi

Una considerazione finale su come, secondo me, lo sviluppo della tecnologia digitale stia cambiando anche la fisionomia delle città inglesi come questa. Stamattina ho percorso tutta la strada commerciale principale di Worcester, la sua “high street”, annotando i negozi che vi si trovano. Ecco la lista:
25 negozi di abbigliamento e scarpe
19 locali per mangiare e bere (caffè, ristoranti, pub, kebab, pizzerie…)
12 istituti finanziari (banche, assicurazioni, istituti di credito per mutui…)
11 agenzie immobiliari
7 gioiellerie
6 negozi di telefonia
4 agenzie di scommesse e poco altro.

Periodo Tudor-pisano

Periodo Tudor-pisano

Sembrerebbe che l’inglese medio ormai passi il suo tempo a cercare casa e a contrarre mutui per comprarla. La cucina della nuova casa può anche essere piccola, tanto può mangiare fuori: costa poco, si fa veloce e intanto, tra una scommessa e l’altra, si può anche dare un’occhiata alle vetrine del lusso per tutti e dell’abbigliamento globalizzato, colorato e fintamente originale. Forse sono troppo pessimista, ma resta il fatto che in tutta la strada non c’è un giornalaio e ho visto un solo negozio di dischi e una sola libreria, cosa perlomeno strana in una città universitaria e in un paese in cui la lettura è sport nazionale, seconda solo dietro al ciclismo (e un giorno scopriremo anche come fanno ad andare improvvisamente così forte!). Non esiste più un solo negozio di apparecchi elettronici o fotografici e per trovare una memoria per immagazzinare le mie foto ho dovuto fare il giro della città.

Wells-Cheptow 50 miglia 28-7-2013

Wells-Cheptow 50 miglia 28-7-2013

La spiegazione è semplice e si chiama internet. Il negozio sulla “high street” sta diventando la vetrina in cui il consumatore studia il prodotto, che poi compera a meno prezzo in rete e aspetta seduto comodamente a casa. Temo che il futuro sia questo anche in Italia, che inevitabilmente ripercorre, con qualche anno di ritardo, la strada degli altri paesi europei ufficialmente più evoluti.

Penso che proverò almeno di non farmi sommergere (novello don Chisciotte?) dall’avanzata apparentemente inarrestabile di questo rullo compressore che mi vuole obbligare ad avere l’orecchio sempre incollato all’ iPhone, a digitare numeri al telefono per avere una banale informazione o a parlare con macchine idiote a riconoscimento vocale, piuttosto che con esseri umani.

Chepstow-Worcester 60,8 miglia 29-7-2013

Chepstow-Worcester 60,8 miglia 29-7-2013

Anzi, a dirla tutta ripenso con affetto alla signora della cattedrale e al suo folle registro.
Domani ci torno, faccio la fila e pago di nuovo quattro sterline:
“Your name, please?”
“Emilio Alberto Pietro Dalmonte da Cotignola”

Detto Sid.
Sid Vicious, ma solo per gli amici!

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6 Response Comments

  • tarapeta  31 Luglio 2013 at 07:03

    le quotazioni sono stabili con tendenza al ribasso. stacci attento, i cittadini sono vigili.
    se leggi ciò ho fatto un passo avanti.

    Rispondi
  • Antonio  31 Luglio 2013 at 08:07

    Grazie Emilio per i tuoi commenti…un must lo stile tutor-pisano!!!

    Rispondi
  • Daniela  31 Luglio 2013 at 09:17

    Sei un grande!

    Rispondi
  • lilian spisani  31 Luglio 2013 at 10:31

    Ciao,
    Grazie del viaggio! seguo i tuoi passi con entusiasmo. Baci

    Rispondi
  • Fer Di Nando  1 Agosto 2013 at 13:14

    Sai trasformare il viaggio in una avventura mitica!
    Complimenti e buona pedalata!

    Rispondi

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