Crescete e condividetevi

Buon sangue, non mente (Come disse il vampiro, rifiutando un After Eight)

Mentre mi avvicino a pedalate lente ma implacabili alla metà di questo viaggio, il tempo fa di tutto per rallentarmi, al punto che sono costretto a fermarmi di nuovo per un giorno, di fronte a previsioni che danno pioggia costante per 24 ore. Ormai ho messo in conto almeno una spruzzata d’acqua al giorno, ma devo dire che la variabilità, alla fine dei conti, non disturba oltremisura. Quello che proprio non si regge è una perturbazione, come quella di oggi, che avanza lentissimamente dall’Atlantico e si scarica fino all’ultima goccia, con un vero e proprio stillicidio, continuo, insistente e monotono, che ti inzuppa anche il femore.

Preston-Kirkby Lonsdale (Cumbria) 46 miglia 4-8-2013

Preston-Kirkby Lonsdale (Cumbria) 46 miglia 4-8-2013

Così, approfitto del tempo regalatomi per fare qualche ringraziamento e per ribadire il senso di questo viaggio.

Anzitutto, vorrei ringraziare Guido Carretta, che, reduce da due settimane di “studio” in Cornovaglia, ha pensato di mandarmi una vignetta, fortunatamente non profetica, che immortala l’inizio dell’avventura. Conoscendolo, mi aspetto terribili ordalie per il povero Panzio Pelato alla riconquista della Britannia!

Cominciamo bene...

Cominciamo bene…

E grazie a Oriano Sportelli, creatore (assieme a Véronique) e gestore tuttofare di questo mio sito che avrebbe grandi potenzialità, non fosse per la mia insipienza tecnologica. Se siete amanti della fotografia artistica, date un’occhiata al suo sito, o ancor meglio abbonatevi alla sua rivista (http://www.privatephotoreview.com/): è una finestra straordinaria sul mondo, un viaggio virtuale dentro realtà sconosciute o sorprendenti; insomma, una salutare boccata d’ossigeno.

Private Magazine

Private Magazine

Infine, per chi ha la pazienza di leggere le mie cronache in diretta, ricordo che alla base c’è un intento caritatevole. Il sudore che sto versando copioso in questo viaggio contromano vorrei contribuisse al lavoro di tutti quelli che il sudore lo versano per ben più nobili scopi. Come nel 2010, in occasione della traversata degli Stati Uniti in bici “coast to coast”, anche questa volta ho scelto Ruvuma Onlus come ideale compagno di viaggio. La maniera migliore per alleviare la mia fatica e nutrire la mia creatività è quella di visitare il sito di questa associazione di volontariato che da anni mantiene e gestisce con successo un ospedale in Tanzania. Lasciatevi tentare dalle attività di Ruvuma e dalla sua pagina per le donazioni.

Si può fare

Si può fare

E visto che siamo in tema di appelli, dico a tutti:
Condividere, condividere, condividere“!
Vi chiedo di aiutarmi oggi stesso a diffondere questa pagina sui social media, per mettere al corrente sempre più persone di questa iniziativa di solidarietà. Grazie.

Ah, e intanto che ci siete, non esitate a farvi vivi con idee, critiche e suggerimenti per il blog. Mi farà sentire meno solo in queste giornate di pioggia (finora 12 ore non stop, ripeto non stop)

 

Ruvuma

Ruvuma

Ma torniamo a noi, o piuttosto a Panzio Pelato. Chi di noi, visto che non riusciva a cambiare vita, non ha pensato per una volta di cambiare almeno il proprio nome?
Da quello che so, in Italia una cosa del genere è permessa solo a chi ha un cognome particolarmente ridicolo o vergognoso, e ad ogni modo richiede un iter burocratico pesantissimo, con tanto di accordo dei terzi fino a non so quale grado di parentela.

Ebbene, ascoltando la BBC questa mattina, ho appreso che nel Regno Unito, 400.000 persone hanno cambiato nome e/o cognome negli ultimi dieci anni; ben 60.000 solo l’anno scorso. Tecnicamente, basta la decisione personale: cioè, io posso decidere che da domani mi chiamo Panzio Pelato, lo comunico a tutti gli interessati e a coloro con cui interagisco (parenti, amici, baristi, anagrafe, società telefonica, Ruby, ecc.) e tutti saranno tenuti a usare il mio nuovo nome. Formalità nessuna, costo zero.

Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo vespa anche con un altro nome conserva sempre il suo pungiglione -- William Shakespeare

Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo vespa anche con un altro nome conserva sempre il suo pungiglione
— William Shakespeare (Quasi)

Se poi voglio una prova dell’avvenuto cambio di nome, basta che chieda ad una persona “nota” di certificarlo con una sua lettera in carta semplice. Può essere ad esempio un medico di base, un avvocato, un prete, un parlamentare…
Qui i costi non sono determinabili: Azzeccagarbugli si sarebbe accontentato di quattro capponi, ma valli a trovare quattro capponi veri in Inghilterra, dove ormai sono solo sinonimo di “pollo di grandi dimensioni”. Comunque, diciamo che il costo varia, fra zero e quattro galline da brodo.

Se poi voglio esagerare e richiedere la registrazione del mio nuovo nome, posso farlo con un documento ufficiale, autenticabile al costo di 10 o 15 sterline, a seconda che faccia la richiesta on line o di persona. So che tanti non crederanno questa storia, dato che vivono, come me, in un paese in cui occorre il codice fiscale anche per andare in pizzeria. Per questo, riporto un link che dà l’informazione di base, da cui partire per una propria ricerca.

Un nome, una garanzia

Un nome, una garanzia

Poi ne aggiungo un altro, per far vedere che la gente qua non scherza, e non esita ad usare l’arma anagrafica anche a scopo di protesta. Il caso (vero) è quello di un tipo che, a fronte della richiesta della sua banca di pagare 20 sterline di interesse per coprire uno scoperto di 10 sterline, ha pensato bene di cambiare il suo nome in: “Yorkshire Bank plc Are Fascist Bastards”.
A chiusura del conto, la banca ha dovuto inviare l’estratto conto a questo suo pittoresco (ormai ex) cliente!

Il Credito Cooperativo Ravennate si consideri avvisato.

In tutte le famiglie c'è una pecora nera...

In tutte le famiglie c’è una pecora nera…

 

 

Questa storia dei nomi me ne fa venire in mente un’altra, ben più terrificante, che riguarda la casa reale.

Nel novembre scorso, durante un’intervista televisiva, il principe Carlo ha raccontato distrattamente di una sua lontana discendenza da Vlad III di Valacchia, più noto agli storici come Vlad l’Impalatore, dato il suo vizietto di infliggere questo simpatico supplizio a criminali e nemici (o supposti tali) e di intingere il pane nel loro sangue.

La parentela con questo lugubre personaggio del ‘400 passa attraverso la bisnonna di Charles, la regina Maria, moglie di Giorgio V.

Vlad è stato anche la fonte di ispirazione a cui ha attinto un certo Bram Stoker per creare uno dei personaggi più conosciuti e inquietanti della letteratura moderna.

Buon appetito

Buon appetito

 

 

Insomma, dove voglio arrivare?
Voglio dare all’erede alla corona britannica appena nato un suggerimento per distinguersi finalmente dal resto della famiglia.
Non appena avrà compiuto 16 anni, cambia nome, si fa fare una bella lettera da un suo dipendente conosciuto, tipo l’Arcivescovo di Canterbury, la fa registrare con 10 sterline e diventa così il simbolo vivente della continuità dinastica.
E il giorno dell’incoronazione, altro che Giorgio VII.
Si chiamerà Re Dracula I Windsor

Ps: I capponi glieli faccio avere io dall’Italia

10 Response Comments

  • Guido Carretta  5 agosto 2013 at 21:34

    Ma sai che questo Guido Carretta e’ bravo? Perdio se e’ bravo! E’ veramente bravo!
    Anche tutte quelle parole messe intorno alla vignetta non sono male comunque!
    Tieni duro Emilio che c’e’ una schiera di sostenitori, mollemente stravaccati in poltrona, con te freddo ed aria condizionata, che fanno il tifo per te!

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    • Emilio  6 agosto 2013 at 17:39

      Quel Carretta è bravino, ma non è nulla rispetto a quel triestino famoso … Giulio Dulto!

      Rispondi
  • marco  6 agosto 2013 at 19:03

    Geniale, Dracula Windsor ! Certo che la Royal Family ti ispira parecchio…
    Comunque, se posso spezzare una lancia – anzi, un palo… – a favore del simpatico Vlad, vorrei dire che la sua infamia è stata parecchio esagerata da Bram Stoker, e che in fondo ha avuto il merito di mantenere la Valacchia indipendente da due invadenti vicini come l’Ungheria e l’impero Ottomano, dunque di nemici ne doveva sistemare parecchi…, e i primi ad usare il palo erano i Turchi !
    Poi Stoker, come nel piú mediocre giornalismo, ha scelto il nome più “clamoroso” per il suo personaggio, quel Dracula che suona cosí minaccioso, mentre “Dracul” (il Drago) era stato soprannominato suo padre, altro Vlad, per aver respinto i Turchi (appunto), e il soprannome è rimasto come “cognomen” della famiglia. Insomma, un pò come Sarner per te, Emilio.
    Insomma, se il pargolo si fará chiamare Dracula, dovrà scegliere il Drago alato come stemma araldico !
    ps. complimenti per il percorso, e per gli “stimoli” storici ! Ce ne sono un pò di più che in USA, o no ?

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    • Emilio  7 agosto 2013 at 00:15

      Altro che stimoli. Qui bisognerebbe passarci un anno per cominciare appena a vedere qualcosa!

      Ps: essendo un Windsor, ovviamente sarà Dracula Primo 🙂

      Rispondi
  • Chiara  6 agosto 2013 at 22:25

    Nessun suggerimento per te…forza Emilio che vai alla grande, anche nel blog!! Un abbraccio!!

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    • Emilio  7 agosto 2013 at 00:16

      Grazie, ormai sono un mostro del Social 🙂

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  • Gianna  6 agosto 2013 at 23:13

    Emilio ho sempre voluto cambiare non tanto nome quanto cognome,oggetto di scherno da 26 anni!mi sa che farò una capatina nel regno del piccolo “dracula” (consiglio geniale per il nascituro).Quanto al tempo uggioso,ti aspettiamo per la prossima avventura in sicilia,qui il sole è di casa!:-)

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    • Emilio  7 agosto 2013 at 00:17

      E qua fa 16 gradi. Non so se mi capisco…

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  • Gian Ruggero Manzoni  11 agosto 2013 at 03:03

    Zenòbi d’là Mòra l’ha sparata grossissima… ti dà 3 a 1… e tutti lo dicono…

    Rispondi

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