G12 Forza Bologna


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G 12 > Glenwood (NM) – Silver City (NM) 76 km

Tappa prepasquale di recupero, dopo la faticaccia di ieri. Prima dell’appuntamento con Bucky, suo figlio Colby e il loro pick-up, mi fermo dalle “Golden sisters”, un posticino simpatico che, nonostante il nome ammiccante, prepara solo colazioni  Con 5 dollari, caffé a volontà (anche se la parola caffé non è la più indicata per descrivere quello che ho bevuto), un uovo strapazzato, due fette di pancetta fritta e una bella frittellona da ricoprire, a scelta, con sciroppo d’acero (un classico) o con uno sciroppo di fichi d’India fatto in casa dalla proprietaria: ovvia la scelta, anche perché alle sue spalle vedo uno scaffale pieno di barattoli di marmellate e sciroppi fatti da lei che chiedono solo di essere portati via. Peccato, ho già troppo peso da portare in giro.

Mi fermo a parlare con i due avventori mattutini, uno dei quali, col cappello da cowboy d’ordinanza, mi racconta di essere stato un marine e di avere visitato come tale anche l’Italia. È strano, non ho mai incontrato così tanti ex-marines in vita mia. Tutti sono passati dall’Italia e ci vorrebbero tornare. E ovviamente ne devono parlare bene ai loro amici, perché regolarmente, alla menzione del fatto che sono italiano, la reazione è sempre estremamente favorevole, della serie: “Bellissimo paese, vorrei andarci un giorno”.

Senza contare tutti quelli che mi dicono di avere e/o portare il nome di un antenato italiano più o meno distante: ma questi hanno per così dire un interesse “genealogico” e prima o poi visitano il paese in cui ritrovare le proprie radici.

C’è però un aspetto buffo: quasi tutti gli americani di queste parti hanno un’idea estremamente vaga della geografia del bel paese. Chi vi è stato di stanza con le forze armate conosce Napoli, Aviano e la Sicilia, più le basi militari in cui ha servito e il Colosseo. Se li spingessi a frugare nei loro ricordi, probabilmente riuscirebbero a ricordare l’uscita di Cotignola della A14 bis, ma per fare veloce mi capita di citare come luogo d’origine la capitale regionale.

Dunque dico: “Vengo da un posto vicino a Bologna, ma molto molto più bello”.

E loro capiscono e apprezzano, perché conoscono sì il termine Bologna, ma in un contesto legato alla gastronomia e reinterpretato con moltissimo coraggio.

In queste contrade, infatti, Bologna è stato storpiato in Boloney o Baloney (pronuncia “Balouni” con l’accento sulla o), che come primo significato ha quello di un salume non troppo diverso dalla mortadella, e che può anche, in casi estremi, essere fritto. È un po’ come in Inghilterra, dove già ai tempi di Dickens, se non erro, si parlava di “Polonies”, per indicare un prodotto simile.

Allora, c’è:

– il baloney classico di carne di maiale e lardo

– il beef baloney fatto di manzo, più rosso

– il baloney Kosher o Halal (rispettivamente per ebrei o musulmani), fatto di manzo, tacchino o agnello

– il German Baloney, con tanto aglio

– il Lebanon Baloney, affumicato, per stomaci forti (penso si beva col Fernet)

– il Baloney sandwich, specialità culinaria (si fa per dire), che a casa mia si sarebbe chiamato panino alla mortadella, ma così riempie di più.

Se poi vogliamo farci del male, ricordiamo che Bologna è passata nel linguaggio corrente anche per il suo famoso ragù, che qui è ridotto a due componenti: carne tritata e pomodoro (o ketch-up nei casi più raggelanti), miscelati in quantità esagerate, in modo che il carboidrato di turno si intravede appena nel piatto, un po’ come se fosse il fondo di una piscina. Si raccomanda la cannuccia per aspirare il sugo.

Da ultimo, ma altrettanto importante, c’è il fatto che nel linguaggio parlato e popolare, baloney è venuto pian piano a significare “sciocchezza”, “stupidaggine”, o peggio ancora, “bugia”, “cosa falsa”.

Capite allora che dire: “Vengo da Bologna” così, senza precisazioni di sorta, susciterebbe uno strano tipo di interesse nell’interlocutore, visto ciò che quella parola evoca in lui: da una parte si crea una quasi complicità immediata, gli si risvegliano antichi appetiti e gli si stuzzicano i succhi, ma dall’altra parte la conversazione rischia di risentirne, visto che di “baloney” non c’è da fidarsi.

Comunque ieri sera, non avendo niente da fare, mi sono unito ad alcuni ragazzini che nel cortile del motel davano due calci al baloney. Finita la partita, anch’io mi sono fatto un baloney sandwich.

Quand’ecco che sul telefonino mi è arrivato il risultato della partita di campionato:

 

Inter 3 – Baloney 0

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