G15 Attento Gringo… è tornato Metonimìa


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G 15 > Hillsboro (NM) – Las Cruces (NM) 128 km

Ieri sera Gordon e Brett mi hanno portato a cenare in un ristorante italiano. Non lo hanno fatto per farmi un piacere, è che secondo Brett questo è l’unico ristorante decente del paese, per cui quando viene a trovare suo padre ce lo porta due volte al giorno.

Il cameriere, infatti, non fa una piega e ci dà lo stesso tavolo che i miei due anfitrioni avevano occupato a pranzo.

Il ristorante si chiama Bella Luca. Pensavo a una “c” dimenticata dal tipografo, come tutte le volte che all’estero si incontrano “zuchini”, “prosciuto”, “spagheti” e tante altre doppie un po’ ballerine. E invece no, il nome viene dal fatto che il nipotino del proprietario si chiama Luca, quindi l’errore è di tipo diverso, visto che in gioco c’è la concordanza dei generi. E passi anche questo.

Come ho mangiato? Tutto sommato bene, le linguine non erano troppo scotte, ma per la prima volta in vita mia mi è capitato di mangiare una ricetta doppia, una specie di “paghi uno e prendi due” gastronomico.

Infatti mi è stato servito un piatto di “linguine ai frutti di mare alla puttanesca”, fusione non perfetta ma sicuramente originale di due ricette consolidate.

Io sottopongo questo rebus ai miei amici dell’Accademia della cucina italiana: è giusto farsi una bella carbonara alle vongole? E perché no i cappellacci di zucca e pili-pili alla griglia? O un trancio di pesce spada con tiramisù?

Ad ogni buon conto, ho preferito glissare sui dolci. Non si sa mai.

Ma se già il nome del ristorante dava da pensare, quello del paese è semplicemente strepitoso: si chiama “Truth or Consequences”.

Avevo già sentito questo nome, senza però capirne la follia, in una canzone di Bruce Springsteen intitolata “Last To Die”, il cui primo verso fa:
We took the highway till the road went black
We marked Truth Or Consequences on our map
A voice drifted up from the radio
We saw the voice from long ago

Dovete sapere che “Truth or Consequences” era il nome di un quiz televisivo famosissimo negli anni ‘50 che andava in onda, ovviamente, da studio. Un giorno il presentatore annunciò che per la prima volta avrebbe trasmesso il programma dal vivo da qualunque paese avesse accettato di cambiare il proprio nome e chiamarsi come la trasmissione.

I maligni dicono che ci fosse anche un grosso incentivo finanziario, ma resta il fatto che i solerti cittadini di Hot Springs (così si chiamava questa cittadina termale) votarono per il cambio di nome immediato.

Pensiamo in salsa italiana, ed ecco che Montecatini Terme d’incanto diventa “Lascia o raddoppia” e Abano Terme si trasforma in “Rischiatutto”.

Il ridente borgo di Cotignola non ha le terme, ma lancio da questo blog la proposta di ribattezzarlo “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Ma il vero filo conduttore di queste ultime giornate è Henry McCarty, figlio di immigrati irlandesi, nato nei bassifondi di New York e morto a soli 22 anni, noto ai più come Billy the Kid. In realtà tutti lo chiamavano “The Kid”, il ragazzo, ma i giornalisti aggiunsero quel Billy che suonava tanto bene e faceva epopea.

Il Nuovo Messico, dove mi trovo ora, è stato la sua terra di adozione; Silver City lo ha visto studente e orfano a 14 anni. Ma soprattutto, è qui che venne arrestato per la prima volta per aver fatto da palo a Sombrero Jack, che aveva rapinato nientemeno che una lavanderia cinese! Incarcerato, riuscì a fuggire e da allora visse di espedienti, rapine, processi ed evasioni fino all’ingloriosa morte ad opera dell’ex amico Par Garret, nel frattempo elevato al rango di sceriffo.

Preso congedo da Gordon, sono andato a visitare il rudere di quella che una volta è stata la prigione di Hillsboro e da cui il Kid riuscì ad evadere.

Rimangono alcuni muri e soprattutto le inferriate dietro cui, per un attimo, ho immaginato di scorgere ancora gli occhi azzurri, la chioma folta e i denti sporgenti alla Ronaldinho di quel ragazzino di un metro e 65 appena, che per 8 anni fece tremare il West.

Un episodio sulla fine del Kid riportato dalle cronache dell’epoca, mi ha fatto però fare un salto indietro nel tempo, fino al giorno in cui il mio compianto professore di italiano del liceo tentò di far capire a una classe disattenta alcune cosiddette figure retoriche e disse:

“La metonimìa è una figura retorica che consiste nel sostituire un termine proprio con un altro appartenente allo stesso campo semantico, che abbia col primo una relazione di contiguità logica o materiale. Esistono numerose modalità di sostituzione, per esempio: il contenente per il contenuto”. Confesso che non capii niente sul momento, e la mia vita non fu per questo danneggiata.

Orbene, Celsa Gutierrez era la fidanzata del Kid e al tempo stesso la cognata di Pat Garret, che ne aveva sposato la sorella. La biografia ufficiale e le cronache narrano che quando Garret uccise il Kid indifeso, Celsa lo apostrofò chiamandolo piss-pot, che letteralmente vuol dire “pappagallo” o in genere vaso da notte (quello che si usava quando le case non avevano il bagno e che i più giovani non ricordano).

Mettetevi nei suoi panni: il cognato vi uccide il moroso e voi chiamate l’assassino “brutto vaso da notte?”.

Probabilmente no, ma Celsa, col suo insulto così inusuale mi ha fatto finalmente capire quella figura retorica di cui parlava il professore: metonimia (*), ovvero il contenente per il contenuto.

Lo chiamò vaso da notte, ma voleva dirgli “pezzo di m….”!

(*) L’accento va su una o l’altra delle due “i”, ma sulla seconda fa più film western:
“Attento Gringo, è tornato Metonimìa”.

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