G16 San Pellegrino


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G 16 > Las Cruces (NM) El Paso (TX) 80 km

Sono finalmente arrivato in Texas, lo stato guerriero per eccellenza, quello che vive il mito della rivolta che lo portò a sconfiggere le forze preponderanti del Messico retto dal presidente centralista Santa Anna e a dichiarare l’indipendenza della “repubblica del Texas” nel 1836.

Nella realtà ciclistica, il cambiamento di stato non si avverte per niente, anzi, se non si sta attenti si passa il confine senza accorgersene. Il paesaggio non cambia, in quanto siamo sempre sui 1.000 metri dell’altipiano e gli appezzamenti agricoli si susseguono, immensi, a perdita d’occhio.

È il regno della quasi totale monocultura, di un albero che personalmente non avevo mai visto e che produce le noci pecan, simili alle noci nostrane ma più calorifiche.

La raccolta è stata fatta meccanicamente alcuni mesi fa, qualcuno adesso sta potando, sempre a macchina, i campi vengono allagati e in questi giorni le prime foglie cominciano ad apparire.

Questa è quella che io chiamo “agricoltura del Rio Grande”. Infatti, senza l’apporto continuo del grande fiume che più avanti farà da confine col Messico, qui farebbero fatica a crescere i cactus. E invece, ridendo e scherzando, si fa largo un’altra grossa novità, la vigna: impianti nuovi di zecca, cantine che sorgono come funghi e si affiancano ad altre di lunga tradizione (cioè 10 anni, se va bene). Resta il fatto che una sera, di nascosto, ho comperato una bottiglia di vino del Nuovo Messico e nel buio della mia stanzetta di motel l’ho accompagnata a un cartoccio di pollo fritto. Non so quale dei due facesse più schifo, ma questa è un’altra storia.

Tra poco, al momento della fioritura, assisteremo ad un altro fenomeno di crudele sfruttamento della manodopera: non quella dei messicani, che sono già sfruttati abbastanza, pagati come sono al minimo di 7 dollari l’ora. Sto parlando delle api, che verranno trasportate in camion dalla Florida fino a qui per assicurare l’impollinazione veloce di tutte queste noci. E da qui procederanno verso la California per impollinare i mandorli e via girando per mesi da un capo all’altro dell’America. Un business milionario e, praticamente, il primo caso di turismo sessuale nel regno animale.

Nell’insieme, El Paso non è male come città, anzi. Come tutte le varie città di una certa dimensione che ho visto finora, è strutturata in cerchi (stavo per dire gironi!). All’esterno, in alto, il quartiere delle case più signorili.

In centro, una zona che di particolare ha solo qualche grattacielo e zero identità. In mezzo, si attraversa una periferia eterna e abbastanza squallida, da cui si capisce l’importanza vitale dell’automobile da queste parti: sembra un’unica gigantesca officina, di fianco a un unico gigantesco sfasciacarrozze. Per chilometri si vede e si vende tutto quello che serve per comprare, riparare e demolire autoveicoli. Nient’altro.

Poi c’è la zona dove i negozi assumono una parvenza elegante, dove riesco a mangiare in un ristorantino giapponese, e dove mi fermo per un controllo in un negozio di biciclette consigliato dalla guida. Entro e vedo solo dei tosaerba. Conversazione:

Emilio: “Scusi, è un negozio di biciclette?”
Signora (risentita): “Certamente!”

E: “Sarà, ma a casa mia i negozi che vendono biciclette hanno un’altra faccia. Vorrei controllare la pressione degli pneumatici. Ha mica una pompa col manometro?”
S: “No, qui usiamo solo il compressore”.

Non ci si crede, ma in una mattina ho provato due negozi due e non sono stato capace di trovare una pompa decente. Ho trovato però dei bei personaggi.

Il primo è Carlos Fernandez che, quando si dice i casi della vita, abita con la famiglia in Italia, a Brunate vicino a Como, dove fa il fotografo e il regista di spot pubblicitari. Cavalca una Trek Modane in carbonio (quella di Lance Armstrong, per capirci) e va a trovare gli amici che abitano ancora a El Paso, sua città natale. Ma quanto è piccolo il mondo?

Carlos è una forza della natura, parla italiano, offre il caffè, mi racconta, mi spiega la città con pregi e difetti, mi inviterebbe anche a cena, ma devo continuare per la mia strada. Questa è una di quelle persone che rendono il mondo, e nel caso di specie l’Italia, più interessante, più aperto e sicuramente più bello da vivere.

L’altro è Donaldo Francesco Pellegrino, che mi chiama “paisano”, dato che è l’unica parola di italiano che conosce. Ma di Firenze e Napoli erano i suoi nonni, il padre marine (ancora uno) e lui ex appartenente al corpo d’élite per eccellenza, se mai ve ne è stato uno: i “Navy Seals”, il leggendario corpo delle “foche” della Marina usato per operazioni speciali, guerra non convenzionale, liberazione di ostaggi, antiterrorismo, ecc. (n.d.a.Tanto per capirci, sono quelli che hanno fatto fuori Bin Laden).

Ha fatto 4 anni di Vietnam, Pellegrino, appena finito il college. Ha girato il mondo, ma mai l’Italia, dove vuole tornare almeno una volta alla ricerca di un passato. Fisico integro, non mi stringe la mano, me la stritola; ma d’altra parte i tatuaggi che porta al braccio non si discutono e trova il tempo per raccontarmi qualche episodio, di guerra e no.

Il più bello, quando ha passato sei mesi travestito da pezzente senzatetto di fronte alla Casa Bianca, in un’operazione di sorveglianza ignota anche al personale addetto alla protezione del palazzo, che infatti, regolarmente, lo prendeva a pedate per allontanarlo. L’hanno pure fatto arrestare e lui niente, carta d’identità contraffatta, faccia da ubriacone e dopo la galera di nuovo a dormire per terra e chiedere la carità.

Ecco, se posso, io esprimo solo un desiderio, pensando a quelle volte che sul giornale leggo di bande di giovinastri annoiati che per passare il sabato sera si divertono a tormentare un disgraziato o magari, come è successo a Rimini nel 2008, a dar fuoco a un poveretto che dorme su una panchina del parco.

Signor Contrammiraglio della Marina americana, dovrei dare una ripulitina al parco.

Mi presta Pellegrino per qualche giorno?

Ps: il contachilometri segna 922 miglia, ca. 1483 km. Spero di arrivare verso la metà di maggio in Florida. Da domani comincia il Texas profondo. Ho dovuto comperare tenda e sacco a pelo, perché i motel sono a distanze a volte impossibili. Rischio di non trovare sempre il wi-fi. Pazienza, mi riposerò un po’…

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