G27-28 Quel gran pezzo dell’Uvalde


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G 27 Hondo (Tx) – Comfort (Tx) 93 km
G 28 Comfort (Tx) – Austin (Tx) 147 km

Ho riunito queste due tappe per vari motivi: primo, perché ero in ritardo con il blog e, secondo, perché le località che ho attraversato in questi due giorni sono l’esemplificazione perfetta di quanto l’America, o almeno questa parte dell’America, possa essere brutta.

Su quanto possa essere bella mi sono già dilungato parlando di San Diego e ci tornerò parlando di Comfort, Bandera, Austin e mille altri posti.

E pensare che in due giorni sono sceso dagli oltre mille metri dell’altipiano fino ai tre-quattrocento attuali e il paesaggio, da semi-arido che era, si è trasformato in una meravigliosa prateria punteggiata di alberi di mesquite e inframezzata da campi coltivati di terra fertilissima.

Le sfumature di verde che si vedono non fanno pensare al Texas, dove pure mi trovo, ma piuttosto all’Irlanda, o all’Umbria.

E poi fiori, tantissimi fiori selvatici gialli, rossi, blu, che abbelliscono i lati della strada e rendono la pedalata molto meno solitaria.

Sembra strano, ma la primavera, e questa primavera bagnata in particolare, fa proprio questo effetto.

Ma prendiamo il punto di partenza, Hondo. Come cittadina non è solo brutta, fa proprio schifo.

E Uvalde, una cinquantina di chilometri prima, che deve il suo nome a quello (storpiato) del generale spagnolo Juan de Ugalde, non merita nemmeno il titolo di questo post che l’accosta a un filmetto di serie B degli anni settanta, che perlomeno aveva un titolo indimenticabile.

Magari sarò criticato per quello che dico, ma io la vedo veramente così.

Per far capire a chi non è mai stato in zona come è fatto uno di questi paesi, immaginiamo che la terra su cui costruiamo sia fatta di materia elastica: per i bambini può essere il Pongo; per gli altri, pensate alla sfoglia tirata a mano che serve per fare i cappelletti.

Ora, costruiamo su questa superficie elastica (l’ordine non importa) i seguenti edifici: un motel, cinque locali che vendono hamburger, un altro motel, diciotto bugigattoli o taverne che fanno cibo messicano, una banca, una stazione di servizio che vende birra, caffè, panini e fa anche da lavanderia, un’altra stazione di servizio che ha il bancomat e vende pizze congelate, tre uffici di società che promettono prestiti facili, l’ufficio postale, un supermercato Walmart, due botteghe da fabbro, un’officina auto e, in fondo al viale, un ultimo motel. Tutt’attorno si aggiungano strade non asfaltate o piene di buche, auto arrugginite, case col tetto di lamiera, camper abitati e terreni pieni di erbacce.

L’operazione più importante viene adesso: prendiamo la base su cui si è costruito e la tiriamo finché non arriva al limite di rottura. Otterremo così il paesello tipico, allungato per diversi chilometri attorno a quell’unica arteria centrale che convoglia la linfa vitale, fatta di commerci e traffico di passaggio.

Il fatto che il paese abbia mille o diecimila abitanti è assolutamente irrilevante, perché non si vedono: sono in giro in macchina. Non conta la demografia o l’architettura, ma solo la lunghezza della strada principale.

Nel caso di Uvalde, c’è l’aggravante del negozio che vende la combinazione perfetta: alcolici e armi. Ho già parlato della estrema facilità con cui l’uomo della strada può procurarsi un’arma e della spregiudicatezza con cui vari sceriffi, soprattutto nelle zone di confine, invitano i cittadini ad armarsi.

Quello che ho visto più da vicino questa volta è il “taser”, in libera vendita a 299$ + tassa locale dell’ 1% (quella che dovrebbe servire a pagare i servizi). Il taser è un dispositivo classificato come arma da difesa “meno che letale”, e fa uso dell’elettricità per far contrarre i muscoli del soggetto colpito.

Quando viene azionato, il taser proietta a una distanza variabile (da 5 a 10 metri) due piccoli dardi che sono collegati tramite dei fili elettrici al resto del dispositivo, il quale produce una scarica ad alta tensione e basso amperaggio, che viene rilasciata in brevissimi impulsi.

Quando dico alta tensione, dico, secondo gli armaioli del negozio, 80.000 volt!

I dardi degli ultimi modelli sono come dei rasoi molto affilati e riescono a penetrare tranquillamente vestiti, giubbotti ed eventuali protezioni. Il soggetto colpito perde il controllo dei propri muscoli per un periodo sufficiente a fargli passare ogni cattiva intenzione. Questa la teoria.

Però Amnesty International e l’associazione americana per le libertà civili dicono che dal 2001 almeno 350 persone sono morte in seguito a tale “trattamento” e paesi come il Canada hanno vietato l’uso di questi dispositivi in seguito ad alcuni decessi difficilmente giustificabili altrimenti.

La società che produce i Taser difende il suo prodotto con un ragionamento esemplare, che consiste a dire che se uno muore quando è colpito la colpa è sua, perché l’organismo era debilitato.

Quindi, prima di andare a litigare con la polizia del Texas consiglio: sei mesi di palestra, 5.000 km di bicicletta e 50 vasche in piscina tre volte a settimana. Se si corrono i 100 metri in meno di 10 secondi è ancora meglio, ma a quel punto è meglio lasciar perdere il litigio e andare direttamente alle Olimpiadi. Niente alcool o droghe. Sul sesso come agente debilitante le opinioni divergono, fate vobis.

Il problema vero, però, anche lasciando da parte l’uso più o meno giustificato che la polizia può fare di questa arma, sta nel fatto che è in libera vendita al pubblico. Il sottoscritto, che è tutto fuorché un cittadino americano, avrebbe potuto comperare questa sedia elettrica portatile con 300 dollari e l’unica formalità di un controllo via computer fatto dal negozio. Non avendo mai assassinato nessuno (almeno negli Stati Uniti), il tempo previsto per il controllo è inferiore a due minuti.

Lascio solo immaginare la facilità con cui un malintenzionato può servirsi di un aggeggio del genere per effettuare una rapina a mano armata.

E in caso di eventuale processo potrà sempre sostenere di aver usato un’arma ufficialmente “meno che letale”.

E se il tabaccaio (o il benzinaio) vittima della rapina è morto?

Peccato, ma è colpa sua.

Doveva allenarsi di più!

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