G50 Povero Crist

Da non so quanti anni ormai, la vita della maggioranza degli europei, che si trovino nella capitale dell’Europa o in una ridente cittadina della Romagna scelta a caso, è caratterizzata da una parola: riciclaggio.

Io riciclo la carta, la plastica, il metallo, le pile usate e gli elettrodomestici rotti, e pago una tassa di qualche euro ogni volta che acquisto una macchina che funziona a corrente o a batteria.

Ebbene, in quasi due mesi di Stati Uniti a cavallo di una bicicletta non sono riuscito a riciclare niente. Zero. Nada. Nothing!

A onor del vero, il mio amico e concorrente al posto di governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha fatto molto per l’ambiente, ad esempio imponendo leggi statali sulle emissioni degli autoveicoli che sono più rigide di quelle federali, e che sono state adottate anche da altri stati, ad esempio New York e New Jersey, preoccupati di non trasformarsi in camere a gas. Diamo quindi il beneficio d’inventario all’amministrazione di Terminator/Governator e limitiamoci agli altri sette stati che ho toccato nei miei ormai due mesi di viaggio.

Ogni mattina ho fatto colazione o in un motel, o in un cosiddetto diner (un locale che offre colazione, pranzo e cena), o in una stazione di servizio, o ancora in uno degli infiniti locali sempre presenti che servono fast-food e hanno un menù speciale per la mattina. Cominciamo dal motel, precisando che anche gli alberghi di categoria superiore seguono lo stesso modello. E qual è il modello? Quello del self-service, visto che il personale ha l’assurda pretesa di essere retribuito, quindi è meglio limitarne l’uso.

Allora, per i cereali si prende una tazza in polistirolo, un cucchiaio in plastica e un cartoncino di latte da un quarto. Per il pane tostato si usa un piatto in plastica o polistirolo, un coltello in plastica e vari piccoli contenitori monodose di marmellata. Dato che il ciclista ha appetito, si passa ai dolcetti, imballati nel cellophane e, nei casi fortunati, alla frutta, cioè mele e banane.

Nei casi extra-lusso la frutta è sotto forma di macedonia e dunque richiede un altro piattino di polistirolo. Ci si serve il caffè (caffè?) in un bicchiere di cartone plastificato o polistirolo, e il succo di frutta pure. Finita l’abbuffata, tutti i piatti, piattini, tazze e bucce vengono opportunamente fatti scomparire nello stesso sacco.

L’alternativa del diner, del benzinaio o del “fast-food” si presenta in maniera sostanzialmente identica. C’è un vassoio, che perlomeno viene recuperato, con foglio di carta che lo ricopre. La colazione è imballata in un contenitore termico di polistirolo, il caffè (caffè?) nel solito bicchierone di cartone plastificato, e viene aggiunta una busta di zucchero, una vaschetta di latte, due vaschette di margarina, una vaschetta di sciroppo d’acero, due vaschette di marmellata, una busta con una frittella calda di cereali e posate in plastica imballate nel cellophane. Finito il lauto pasto, si butta tutto nel bidone, meno il vassoio.

La routine alimentare di questi posti è esattamente la stessa, mattina, mezzogiorno e sera e non sono in grado di dire quanti milioni di pasti vengano serviti ogni giorno a queste condizioni. So solo che il riciclaggio non esiste, o se esiste è nascosto molto ma molto bene.

Nove volte su dieci, l’americano medio che ho visto io negli stati del sud esce da un qualunque locale con qualcosa in mano, in genere un contenitore termico per cibi, un bicchierone di caffè (caffè?) o di equivalente-coca che consumerà in macchina, o ancora con il mitico brown paper bag, il sacchetto di carta marrone che lo qualifica come un beone depravato e un pericolo sociale, visto che contiene un barattolo di birra.

Se va bene getterà il tutto nel primo bidone che incontra, se va male getterà il tutto dal finestrino.

Io non ho mai visto così tanti rifiuti nei fossi e sui bordi della strada come da quando viaggio qui in America. Un caso? Non credo proprio. Non sono l’unico a rimanere scandalizzato dalla totale incapacità della gente di pensare a riciclare i propri rifiuti.

Nel gruppo di ciclisti organizzati da Adventure Cycling ci sono vari californiani, nuovayorkesi e in genere americani sensibili a questa problematica. Varie volte si sono preoccupati di chiedere ai gestori come fare a riciclare e la risposta è sempre stata una scrollatina di spalle: “Qui non si ricicla!”. L’unica volta che mi è capitato di vedere qualcuno prendere veramente sul serio questa problematica è stato ad Austin, Texas.

Proprio davanti al mio motel c’era un maxi contenitore di rifiuti, e un uomo vestito molto dimessamente, probabilmente un senzatetto, era tutto intento a recuperare i barattoli di birra che trovava.

Gli ho portato i miei barattoli della sera prima e mi sono fermato a fare due chiacchiere e una foto. Mi ha confermato che ogni giorno recupera tutti i barattoli che può, e li consegna ad un centro raccolta che è sulla linea dell’autobus. Tutti i suoi “amici” fanno la stessa cosa.

Era un racconto semplice, di normalissima sopravvivenza. Quello che lo ha reso speciale è stata la risposta alla mia domanda.

Gli ho chiesto: “Ma riesci a guadagnarci abbastanza da vivere?”. Risposta: “Negli ultimi tempi non va molto bene. La quotazione dell’alluminio è calata di brutto!”.

Dentro di me ho riso: mi aspettavo tutto fuorché quella risposta. È proprio vero che l’andamento della Borsa riguarda tutti noi, e non solo per i fondi pensione .

Per farla breve, la situazione in Florida non è a prima vista diversa da quella del resto del sud degli Stati Uniti. Ma forse qui una speranza c’è.

Il trasformismo è definito nel lessico politico di tutto il mondo come la capacità di assumere repentinamente posizioni differenti e/o alternative a quella immediatamente precedente. Fra i simonimi si citano: camaleontismo, gattopardismo e, ultimamente, mastellismo.

Ora, il governatore dello stato della Florida è Charlie Crist, repubblicano. È molto popolare, ma il partito non vuole rieleggerlo. Allora, con un’operazione di magnifico trasformismo (vedi definizione), sta pensando di ripresentarsi come candidato del partito democratico.

Bravo, dico io, ma sappia che sulle questioni ambientali il popolo democratico gli chiederà di essere perlomeno all’altezza del suo collega governatore della California, indipendentemente dal fatto che sia io o Schwarzenegger.

Intanto, ho già fatto un inciucio con il Commissario all’agricoltura e alla difesa dei consumatori della Florida. Si chiama Charles Bronson (scusate se è poco!) e siamo d’accordo che se il governatore della Florida vuol essere rieletto, farà bene a impegnarsi a favore del riciclaggio. Altrimenti sarà dura per quel povero Crist.

Ps: È cambiato il fuso e io sono un po’ fuso. Se domani non trovo il tempo di scrivere, non arrabbiatevi .

Ppss: fa un caldo terribile e afoso e l’accesso internet nei motel è una variabile impazzita. Stasera ho passato un’ora al telefono con un help desk situato a Bangalore, India. Quando si dice la globalizzazione!

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