G6 Quelli che Woodstock


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G 6 | Salome (AZ) – Wickenburg (AZ) 88,5 km
Tappa all’insegna della tranquillità. Una strada unica per 88 km e tre curve in tutto. E poi cactus, tanti cactus. Che più li guardi, più capisci da dove viene il gestaccio col dito medio che gli americani hanno esportato in tutto il mondo.

Insomma, sono in Arizona da due giorni, ma non c’è paragone: San Diego e la California mi sono rimasti nel sangue.

Ripensandoci, quello che mi ha colpito di San Diego, oltre al fatto che deriva il suo nome da quello del santo protettore di Canicattì (verificate, se non mi credete) è la naturalezza con cui convivono fianco a fianco realtà diverse, addirittura opposte. Qualche esempio per capirci.

Alla rada c’è nientedimeno che la portaerei Midway, che ha partecipato alla guerra di Corea a quella del Vietnam e alla prima guerra del Golfo. Anche se adibita a museo galleggiante dal 2004, resta un simbolo imponente della potenza militare americana.

Ebbene, giusto di fronte alla poppa della nave, con vista sui turisti che prendono il caffè tra gli aerei da caccia, un gruppo di veterani pacifisti ha piantato un gran numero di croci bianche sul terreno per chiedere il ritorno delle truppe dall’Iraq e predicare rispetto per i soldati, e non per la guerra.

San Diego è una città ricca, senza ombra di dubbio. Però ci sono anche i senzatetto che, caso strano, sono quasi tutti di colore. Hanno due mezzi di trasporto delle loro cose: il carrello del supermercato o (esito a dirlo) la bicicletta.

Da qualche giorno ce n’è anche uno con una valigia a ruote: gliel’ho regalata io prima di partire, visto che dalla mattina seguente avrei usato solo le sacche della bici.

Un’altra categoria presente in forze in città è quella delle persone-sandwich. Il lavoro sta nel roteare vigorosamente un cartello più o meno grande, che reca il nome di una ditta o persona che vuol farsi pubblicità. Lo scopo è quello di attirare lo sguardo dei passanti, ma soprattutto degli automobilisti. Il risultato paradossale di questa forma di precariato pubblicitario è che il traffico va in tilt.

L’ho visto con i miei occhi: i ragazzi vestiti da statua della libertà schiacciavano continuamente il bottone del passaggio pedonale, per cui ogni minuto scattava implacabile il canto degli usignoli del semaforo per i pedoni (che non c’erano) e loro potevano mostrare agli automobilisti imbestialiti il nome del commercialista che li pagava. Intanto che c’erano, potevano proporre almeno di lavare i vetri…

A San Diego c’è posto per tutti. Pur essendo grande tre volte Bologna, si sente sulla pelle che la gente è più rilassata che altrove. C’è una gioiosa mescolanza di razze, colori, abitudini e riti.

Vivi e lascia vivere sembra essere la regola: c’è la Little Italy tirata a lucido e organizzatissima, ci sono le comunità asiatiche che commerciano di tutto, c’è il jazz club gestito dalla moglie del compianto Jim Croce, c’è la veggente “europea” (come se le veggenti europee vedessero meglio), ci sono i messicani onnipresenti, che sono la linfa vitale che fa funzionare il corpaccione un po’ molle di questa città.

 

E, last but not least, ci sono ancora i “fricchettoni”, quelli che domattina si parte col pulmino Volkswagen per andare a sentire Joan Baez, i reduci incrollabili, quelli che hanno in faccia più rughe di Iggy Pop, quelli che la dogana può sequestrare tutta la “maria” che vuole, tanto io me la faccio nell’orto…

Andando a piedi a prendere la bicicletta ormai pronta al negozio, mi si avvicina un tipo, modello Jesus Christ Superstar che mi fa (giuro che è vero): “ Hey man, you ‘seen my missing chicken?”. Cioè, in pieno quartiere residenziale radical-chic, uno mi chiede se ho visto la gallina che ha perso? Credevo di aver capito male, e invece no. Mi ha spiegato con garbo che il comune permette di tenere polli e galline, ma non i galli, che fanno troppo rumore. E che una delle sue sei galline ogni tanto scappa e va a deporre un uovo sotto una macchina. Sono andato via ridendo dentro.

Fintanto che c’è gente così, che con la vita ha combattuto e ha preso un sacco di botte, ma vuole ancora tenere le galline, beh c’è ancora speranza!

 

E, chissà perché, mi sono ricordato della vecchia barzelletta del pugile che per tutto l’incontro le ha prese ma non demorde, e all’ultima ripresa fa all’angolo: “Come vado?”.

“Benissimo, se l’ammazzi pareggiamo”.

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