Storia o leggenda?

Vero o falso?

 

Perth-Pitlochry 32 miglia 12-8-2013

Perth-Pitlochry 32 miglia 12-8-2013

Se si inserisce il nome “Perth” in un qualunque motore di ricerca, il primo risultato sarà la città capitale dello stato dell’Australia Occidentale, e non certo la cittadina scozzese da cui sono partito stamane. La cosa è sicuramente giusta in termini numerici, dato che la prima vanta quasi cinquanta volte il numero di abitanti della seconda, e fra loro alcuni amici, come Andrea, Valentina e Maria, che saluto da questo blog.

Australiani?

Australiani?

Però, a me piace ricordare che la città australiana deve il suo nome proprio alla Perth scozzese, che, nel suo piccolo, è stata considerata a lungo la capitale della Scozia, dato che i suoi re o regine venivano incoronati nell’Abbazia di Scone, appena fuori città. Il rito prevedeva l’uso della cosiddetta “pietra del destino”, un pietrone oblungo di un quintale e mezzo, che sarebbe appartenuto, per chi ci crede, nientemeno che a Giacobbe, il quale, secondo la Genesi, l’avrebbe usato come guanciale.

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Un bel giorno, nel 1296, il re inglese Edoardo I pensa bene di appropriarsi del “guanciale” come bottino di guerra (un po’ come la “secchia rapita” dai modenesi ai bolognesi) e di piazzarlo nell’Abbazia di Westminster, a Londra, sotto il cuscino

Trono (con pietra)

Trono (con pietra)

di piume vere su cui si appoggia il fondoschiena reale il giorno dell’incoronazione. Così, tanto per far capire chi comanda tra Inghilterra e Scozia.

L’ultima, in ordine di tempo, a seguire questo rito pluricentenario è stata proprio la regina Elisabetta, nel 1953. E questo, nonostante che tre anni prima la pietra fosse stata oggetto di un “rapimento” in piena regola, che l’aveva vista ritornare, pur spezzata in due, in territorio scozzese, a seguito di un viaggio che fa pensare al film “Tre uomini e una gamba” di Aldo, Giovanni e Giacomo: ricerche su tutto il territorio affidate a Scotland Yard (ironia del nome!), blocchi stradali per intercettare i rapitori, la pietra che si rompe in due pezzi, una festa propiziatoria in una brughiera del nord inglese… di tutto, di più. Ma alla fine, per evitare un conflitto diplomatico, la Chiesa di Scozia decise di rispedirla a Londra.

Un'altra pietra segna il centro del mercato medievale di Perth (quella scozzese)

Un’altra pietra segna il centro del mercato medievale di Perth (quella scozzese)

A prima vista, la storia finisce nel 1996, quando, con soli 670 anni di ritardo, l’Inghilterra ha finalmente deciso di rispettare la promessa, fatta in un trattato del 1326, di rispedire la pietra ai legittimi proprietari in cambio del permesso di continuare ad usarla in occasione delle incoronazioni. La riconsegna dell’ostaggio è avvenuta con tanto di cerimonia ufficiale alla frontiera, alla presenza di dignitari e del Principe Andrea.

Ma il bello della storia è che, secondo studi e scoperte archeologiche recenti, con tutta probabilità, nel ‘200 i frati dell’Abbazia di Scone rifilarono al re inglese una colossale patacca: gli avrebbero consegnato una copia della pietra sacra, oltretutto più piccola dell’originale descritto da documenti dell’epoca. Che tempi! Se risultasse vero, l’episodio sarebbe per me non solo divertente, ma lo vedrei come fondamentale precedente storico al caso fantastico delle finte sculture di Modigliani fatte trovare nel canale di Livorno nel 1984, che beffarono tutti i critici d’arte. Fidarsi è bene, ma non fidarsi (neanche dei frati), è meglio!

Falso d'autore

Falso livornese d’autore

Ma dicevo di Perth 1, quella australiana, che deve il suo nome a Perth 2 (quella scozzese). In effetti, il nome venne scelto nel 1829 per onorare l’allora Ministro delle Colonie, che, guarda caso, era nato proprio a Perth 2. Sarebbe un po’ come se, dopo il terremoto, la “new town” de l’Aquila fosse stata battezzata “Arcore”.
Ma la Perth 2 di oggi ha una caratteristica simpatica, che dovrebbe inorgoglire noi italiani: è una delle cinque città del Regno Unito che hanno aderito al movimento internazionale delle “Città slow”, lanciato a suo tempo da Slowfood, e lo annuncia fieramente anche nei cartelli stradali che accolgono gli stanchi ciclisti come me. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere in risalto la produzione agricola del territorio, la sostenibilità ecologica, la biodiversità e, in ultima analisi, il turismo “lento”. Ad onor del vero, Perth 2 mi sembrava già abbastanza lenta di suo, ma tant’è…

Perth - città lenta. Lenta come me

Perth – città lenta. Lenta come me

Comunque, stamattina ho salutato questa piccola città-capitale pedalando per varie miglia lungo una pista ciclabile immacolata, incastonata tra il fiume Tay, attorno a cui si raggomitola la città, e splendidi prati verdi, curatissimi. Fossero tutte così le capitali…

Nonostante abbia fatto poco più di 50 chilometri, sono comunque stanco, perché, insisto a dire a costo di essere noioso, questo paese è tutto un saliscendi e le gambe non apprezzano!

Peggio del Texas

Peggio del Texas

Serata con sorpresa a Pitlochrie, borgo turistico affollatissimo, che deve la sua notorietà al fatto di servire come base o ultima fermata per coloro che visitano le Highlands, le terre alte scozzesi. Nel cortile dell’albergo, la banda del collegio di St. Andrews si prepara alla sfilata e al concerto: sono solo tamburi e cornamuse, ma l’effetto, quando lo si sente dal vivo, è da pelle d’oca.

Banda schierata

Banda schierata

Si capisce in un attimo perché le cornamuse siano state tanto utilizzate sui campi di battaglia: il suono porta talmente lontano ed è così inconfondibile e penetrante (a volte straziante) che può facilmente galvanizzare le truppe, o aiutare a riorganizzarle. Diciamo però che in tempo di pace, una mezzoretta è il mio limite massimo di sopportazione, prima che subentri l’esaurimento.

 

Il direttore d'orchestra

Il direttore d’orchestra

Ciò detto, mi è piaciuta la cura dei dettagli, dall’abbigliamento alla coreografia, dall’organizzazione fino al tecnico che “accorda” singolarmente ogni cornamusa: diciamo che per questa operazione non usa proprio un metodo tradizionale, ma mi ha assicurato che l’iPhone funziona benissimo e gli fa risparmiare un sacco di tempo. E un sacco di orecchio, aggiungo io. Due link per gli amanti del genere cornamusa:

1 Preparazione

2 Esecuzione

Controllo accurato

Controllo accurato

Chiudo in bellezza questa carrellata di tradizioni, leggende, colonie e sovrani, parlando di uno che vorrebbe tanto essere re, ma proprio non glielo fanno fare. No, non parlo di Carlo, che, poveretto, ormai si sarà messo il cuore in pace, ma di un mio coetaneo belga che dichiara di essere l’erede legittimo al trono di Scozia.

Michel Roger Lafosse si fa chiamare Michael James Alexander Stewart of Albany (ancora l’Albania!) e sostiene che la casata reale scozzese degli Stuart non si è estinta, come sostiene ogni storico da 200 anni a questa parte, ma vive tuttora nella sua persona, a seguito di una storia mirabolante di nozze annullate dal Papa, matrimoni segreti e figli in esilio più o meno legittimi. A sostegno della sua tesi, Lafosse/Stewart ha pure pubblicato un libro sulla genealogia “segreta” dei reali di Scozia, firmandosi, ovviamente, come Sua Altezza Reale.

Ma chi è Lafosse/Stewart? Lui vanta il titolo di “Addetto culturale dell’Ambasciata dei Cavalieri di Malta nella Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe”, in Africa.
Pur essendo nato a Bruxelles, è diventato cittadino britannico, grazie al certificato di nascita da cui risulta essere figlio del Barone Gustave Joseph Fernand Clément Lafosse e della Principessa Stewart.

Il libro dell'erede al trono

Il libro dell’erede al trono

Nel 2006 la cittadinanza britannica gli è stata revocata, perché il certificato di nascita è risultato falso.
Lafosse/Stewart allora ha venduto la casa di Edimburgo, ha divorziato ed è tornato a vivere a Bruxelles con la mamma, impiegata di professione.
Il padre si chiama effettivamente Gustave Joseph Fernand Clément Lafosse. Sarà pure barone, ma fa il bottegaio.

Mi sa tanto che in tutta questa storia anche il nostro erede al trono è un  barone.

Nel senso di grande baro

Firmato: Panzio Pelato (autentico centurione romano)

3 Response Comments

  • Guido  14 agosto 2013 at 09:46

    A proposito dei falsi Modigliani, forse non sai che uno dei ragazzacci livornesi autori della storica beffa, diventato medico nel frattempo, ha realizzato una copia della falsa scultura e l’ha messa in vendita, realizzando una cospicua somma che ha destinato in beneficienza, per un ospedale, credo africano.
    Un po’ come fai tu, insomma…
    Hey, non sara’ che anche il tuo viaggio e’ un falso e una beffa colossale?
    :-)))

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  • Fer Di Nando  14 agosto 2013 at 10:09

    Grande Panzio!! Vai alla grande e ormai l’hai svallata, la meta è vicina. Non dare mente a quei pessimisti del bar, che loro chissà che erba ci mettono nel crescione che si mangano a colazione. Sappi invece che Vizenz d’ Scadór della Bruciata è sicuro che il successo di questa tua impresa farà scendere lo spread sotto 150!!

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  • Fer Di Nando  14 agosto 2013 at 17:06

    «Da Land’s-end, in Cornovaglia, a Farret’s-head, in Scozia, ci sono, secondo le misurazioni fatte, 838 miglia; quanto impiegherebbe una lumaca a percorrere strisciando quella distanza a una velocità di 8 piedi al giorno?»: quesito del XIX secolo della regina Charlotte al ragazzino prodigio George Parker Bidder. Risposta (quasi immediata): 553080 giorni. Attualizzato al giorno d’oggi: quanto ci impiegherebbe un ciclista (per giunta di Cotignola) arrancando alla velocità di 30-40 miglia al giorno?

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